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Roy Lichtenstein. Opera Prima. GAM. A

ABBIAMO VISITATO PER VOI… “Roy Lichtenstein. Opera Prima” – Torino GAM

a cura di Maria Geneviève Bezzone

Dal 26 settembre 2014 al 25 gennaio 2015 alla GAM di Torino. Esposizione di 235 opere su carta (oltre la metà delle quali non è mai stata esposta in Italia) di uno dei principali esponenti della Pop Art, Roy Lichtenstein. In mostra l’opera prima dell’artista: le prime idee, le fonti di ispirazione, che hanno condotto l’artista a realizzare i capolavori per i quali è diventato noto. Negli anni del boom economico, dell’esasperazione del consumismo, della mercificazione dei valori, nasce la Pop-Art. L’arte di massa, prodotta in serie. L’artista tende a scomparire e ad incarnare il ruolo di puro manipolatore di immagini e oggetti già noti. Rompendo i confini statici entro cui per anni è stato inserito questo artista, l’esposizione dell’opera prima, ci mostra che c’è molto di più dietro la figura di Roy, relegata spesso dietro l’immagine dei fumetti. Come l’artista stesso dirà, infatti: “In quasi mezzo secolo di carriera ho dipinto fumetti e puntini per soli due anni. Possibile che nessuno si sia mai accorto che ho fatto altro?
Il lavoro di Roy non è solo un processo ironico di perpetuazione iconica degli oggetti che lo circondano. Dietro questo si nasconde una grande voglia di indagare la realtà, di conoscere le cose sezionandole fino ai minimi termini, di catturare ogni singolo dettaglio e imprigionarlo sulla tela per restituirlo allo spettatore. Niente può essere sottratto a questo processo, nemmeno il modulabile riflesso di uno specchio o l’inafferrabile fascio di luce emesso da una lampada, come si può vedere in Drawing for sculptures: Mirror II, and Lamp o nella graficizzazione della musica in Aspen Winter Jazz Poster.
Tutto è scomposto e dispiegato. Come egli stesso afferma: l’arte è misteriosa, però definibile.I suoi primi disegni, iterativi e non finiti, mostrano al meglio lo sguardo indagatore dell’artista che, alla ricerca di qualcosa, si lascia alle spalle tutto ciò che, nel processo di ricerca, non rappresenta il risultato finale ultimo ricercato; infatti spesso abbozza e non conserva le prime opere. Lichtenstein mostra un mondo già noto, un mondo in cui originale e copia si confondono, un mondo programmato, senza soprese. Tuttavia, attraverso la parodia, ne mostra variabili autoironiche, raggiungendo ciò che Walter Benjamin definirà “Il trionfo dello spettacolo della merce”, cioè lo sguardo sul noto sotto una luce differente, quella della spettacolarità dell’arte.

L’arte è misteriosa, però definibile.
Misteriosa come un oggetto.
Definibile come una via.
Ma misteriosa come un oggetto.
Solo quando la via è ignota
Però, allo stesso modo rimane
Misteriosa come una via;
Ma non tanto, poi,
E sempre meno, finché
Finalmente tu puoi dire
Che non è tanto misteriosa;
La tua, appena appena
Quella degli altri, un po’ di più
Quindi le vie dell’arte sono definibili
Poco per volta
(Dalla tesi di laurea di Roy Lichtenstein)

Così l’io artistico si rapporta con le dinamiche che interessano l’America di quegli anni: vi si abbandona e vi si immerge totalmente, talvolta ironizzandole, senza mai contrapposi. Attraverso l’astrazione ottica dei simboli che caratterizzano la massificazione degli oggetti e la totale spersonalizzazione di questi, Lichtenstein mostra la realtà che lo circonda per quello che è, senza opporsi e senza riflettere il suo ego. Secondo l’artista, la bellezza, la verità e la saggezza sono negli occhi di chi contempla l’opera e non nell’opera stessa.
Lichtenstein non vede mai ciò che lo circonda con sarcasmo ma, mosso quasi da moti d’affetto, accoglie la realtà, afferrandola e regalandole una nuova luce: gli oggetti dell’arte non sono più immagini inafferrabili, sono oggetti stampati e commercializzati. Lo si può notare nei suoi disegni in bianco e nero: Knock, Knock, Ice Cream Cone e in Cup of Coffee, in cui viene celebrata la dimensione del quotidiano, esaltando le forme dell’oggetto comune, ma sempre con riguardo nel cogliere i minimi dettagli e l’aurea di misticismo che li circonda: i morbidi riccioli di fumo del vapore del caffè che diventano solide e marcate linee; la fluida e casuale tridimensionalità del gelato, astratta nel contrasto tra bianchi e neri; il rumore delle percussioni che penetra nell’oggetto, quasi ne fosse parte integrante.

Lungo il corso della sua carriera, Lichtenstein, proseguirà sempre più in questo intento di vivisezionare l’oggetto, al fine di esplicitarne i caratteri intrinseci. Nel Trittico di Brocche il processo di astrazione del naturale è sempre più distante dalla rappresentazione del reale, per avvicinarsi maggiormente al trionfo della forma pura. In questo processo l’artista, scomparendo nell’arte, si serve dell’immediatezza grafica per mettere in discussione la realtà da cui è circondato. A Roy non interessava trasmettere nessun tipo di messaggio per la società del tempo, tuttavia, la vivida attenzione per ciò lo circondava e la continua ricerca della verità e della forma pura sottesa all’oggetto, la scomposizione minuziosa e l’attenzione per il tutto, hanno fatto sì che potesse trasmetterci molto più che un singolo messaggio ascritto al contesto. Lichtenstein ci trasmette anche oggi qualcosa di sempre attuale e duraturo: la continua indagine e ricerca del vero, attraverso l’osservazione del mondo che ci circonda, riassunta nell’inequivocabile tensione umana al definire il mistero.

VOTO ABC: A (da non perdere!)
Voto ABC (A=da non perdere! – B= interessante! – C=perché no?!)

SITO UFFICIALE: www.gamtorino.it

Video da: ContemporaryArt Torino